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Quando i sogni diventano realtà..ecco i responsabili!
Se pensate di aver viaggiato ...non conoscete Sergio!

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Le piste del sud tunisino


Daniele ,l'avventura e la solidarieta'ancora assieme
L'arrivo al CB dell'Everest

Dal racconto inviato da Daniele durante primo contatto dopo 1200 km
Sono appena giunto ad ALI sporco e distrutto, ma estremamente felice di aver portato a termine una parte del viaggio. Sono stati km durissimi tra polvere e vento, dove il respiro mi moriva in gola per l'altitudine, piu' volte sopra i 5000 mt, dove la fatica non lasciava spazio al pensiero razionale e il sopravvento delle emozioni e' stato totale. Ho dormito in zone dal fascino estremo dove natura e spirito erano in simbiosi costante..cuore e vento....
Dopo l'arrivo a Kashgar e il rapido giro per il mercato ho incontrato un tedesco in partenza per il Tibet il giorno successivo e mi sono aggregato senza perdere tempo tanta era l'ansia di entrare nel vivo dell'avventura. Cielo grigio per la polvere che ricorda i nostri giorni uggiosi autunnali e sabbia del deserto ad avvolgere la mia impazienza di salire verso il cielo. Impazienza che ha presto dovuto aspettare due giorni in una stazione di polizia.
Attardati a sera cerchiamo di trovare una pista deserta verso l'interno che ci porta ad una costruzione abbandonata nel buio lontano. Non era abbandonata.....era una moschea di terra e noi ci siamo accampati tra le mura e il cimitero...ce ne siamo resi conto quando a notte e' giunta gente dai villaggi per la preghiera e la situazione, nonostante i tentativi di spiegazione, e' diventata delicata. Era tardi e troppo stanchi per muoverci e ci siamo rilassati quando la gente si e' allontanata, ma dopo due ore a notte fonda ecco polizia e varie persone 'delicate' obbligarci in 'buone maniere' a seguirli in bici, scortati alla stazione di polizia. Domande: dove andate, perche'....ecc . Ecco che questi ci impediscono di passare i ceck point verso il Tibet! Ho pensato e noi sempre a negare la destinazione. Morale, dopo una giornata e un'altra nottata nella gabbia del leone ci rilasciano! Mi sono rilassato solo quando al ceck point dopo Yecheng ci hanno lasciato passare senza problemi. Dopo di che abbiamo cominciato ad inoltrarci tra le montagne.
Scampata la galera, i km si sono susseguiti abbastanza velocemente per i primi giorni, poi gambe e fiato hanno cominciato a risentire dello sforzo; 3000 mt, poi 4000, cosi' sempre puntando il cielo azzurro velato dall'umidita' e dalla polvere mi sono piano piano acclimatato. La voglia di reincontrare quei devastanti panorami d'alta quota tormentano i miei sogni la notte nella tenda e spingono le mie gambe e gonfiano i miei polmoni lungo le salite.
Terra e polvere, sassi e sabbia, diventano i compagni verso la zona dell'Aksay Chin. La quota ormai e di media sui 5000mt e i passi a 5400, 5200, diventano vere piramidi da scalare a forza di volonta', dal momento che gambe e polmoni sono al limite a portare avanti i 50 kg di bici. La zona dell'Aksai Chin e quella adiacente del Chang Tang in cui mi sono immerso sono la zona piu remota e inaccessibile del paese, un territorio di frontiera tra valli spazzate dal vento e dove lo sguardo di cime innevate di oltre 6000 mt mi seguiva lentamente nel mio procedere faticoso. Un territorio di frontiera anche per la mente tagliata dal freddo e violentata dalla carenza di ossigeno, incapace di formulare un pensiero finito maltrattata dagli scossoni continui del terreno.
Ti ritrovi a ripetere

ossessivamente per ore la stessa parola su cui ti sei incantato sull'ultimo dosso. La ripeti al ritmo delle respirazioni, ora piu' rapide e forzate con gli occhi sbarrati verso l'orizzonte. Laghi turchesi tra sfumature rosso mattone smorzato dal bianco della neve diventano la cornice dei miei giorni, una naturale straordinaria bellezza che i sensi percepiscono estrema, ma la mente logica fatica ad analizzare in tali condizioni di rigida concentrazione. Serve come sempre un periodo di quiete perche' il rilascio emotivo porti alla luce quegli sconvolgimenti interiori che una tale esperienza provoca.....
Parto presto al mattino perche' il vento sale forte da sud a meta' giornata e ogni piccola raffica e' un pugno allo stomaco nello sforzo al limite di salire questi 400 mt di dislivello. Pedalo senza sosta, senza il senso della fame, smorzato dall'altitudine, fino a quando mi ritrovo quasi fermo senza energie, sudato indosso la giacca, unica protezione contro una natura forte e rigida; tremo dal freddo mentre mi obbligo a mangiare gallette con qualche cucchiaio di miele, mentre le mani tremano nel portare il cibo alla bocca, nascosto dietro le borse a cercare riparo dal vento..........100...200..300..i metri passano lenti e si ripetono quasi a sbeffeggiare la mia concentrazione a non volerli notare.....sono felice ....vivo un sogno ....il fiato mi manca all'improvviso e forzo le respirazioni per riportare i battiti alla normalita'. Pensieri e emozioni si sovrappongono. Sono incapace di controllarli, scappano tornano e si riformano dopo aver accarezzato cime innevate e giocato con le nuvole nel cielo che ora riconosco.... e' quello di casa,...quello della liberta!
La prossima tappa e' la terza K del viaggio il Monte Kailash!!!!!
CONTINUA